Meta ha accettato di pagare fino a 18 miliardi di dollari e di rinnovare Facebook e Instagram(nuova finestra) per risolvere le cause intentate da 48 stati, dal Distretto di Columbia e dai territori statunitensi, secondo cui l’azienda avrebbe progettato le proprie piattaforme per creare dipendenza nei giovani utenti.
L’accordo pone fine a un processo federale a Oakland in cui California, Colorado, Kentucky e New Jersey avevano richiesto circa 200 miliardi di dollari di risarcimento danni, un processo che stava per riportare il CEO Mark Zuckerberg al banco dei testimoni.
L’accordo, depositato mercoledì mattina presso la Corte Distrettuale Settentrionale della California, risolve le accuse secondo cui Meta avrebbe sviluppato funzionalità progettate per creare dipendenza nei minori e raccolto dati da utenti di età inferiore a 13 anni senza il consenso dei genitori: tutte violazioni delle leggi federali sulla privacy dei minori e delle norme statali a tutela dei consumatori. Si prevede che la giudice Yvonne Gonzalez Rogers lo approverà.
Cosa prevede l’accordo
L’accordo delinea misure ingiuntive volte a proteggere gli adolescenti dai danni alla salute mentale, tra cui:
- Un limite di utilizzo giornaliero di due ore per i minori di 18 anni, revocabile solo da un genitore, che scende a un’ora se altre piattaforme accetteranno condizioni simili.
- Un blocco dell’utilizzo dalla mezzanotte alle 6 del mattino per i minori di 18 anni, che si estenderà dalle 10 di sera alle 7 del mattino se altre piattaforme faranno lo stesso.
- Notifiche silenziate per i minori di 18 anni dalle 10 di sera alle 7 del mattino e dalle 8 del mattino alle 3 del pomeriggio nei giorni di scuola tra il 15 agosto e il 15 giugno.
- Il divieto di mostrare il conteggio dei “mi piace” o delle reazioni ai minori di 18 anni e il divieto di filtri estetici per le immagini.
- Un feed non personalizzato opzionale che smette di utilizzare un algoritmo per proporre agli adolescenti contenuti a scorrimento infinito.
- L’obbligo di rispondere entro sei ore al 90% delle segnalazioni di contenuti potenzialmente dannosi inviate dagli adolescenti.
- Misure efficaci di verifica dell’età per individuare i minori di 18 anni, oltre alla rimozione degli utenti con meno di 13 anni.
18 miliardi di dollari sono sufficienti?

Il tracker delle sanzioni alle Big Tech di Proton, che raccoglie le sanzioni normative dal 2022, mostra che Alphabet, Apple, Meta e Amazon hanno accumulato insieme circa 7,8 miliardi di dollari di multe solo nel 2025 per violazioni della privacy e della concorrenza. L’accordo da 18 miliardi di dollari di Meta supera ora l’intero totale delle sanzioni inflitte alle quattro società nel 2025 e più che raddoppia i precedenti totali annuali di sanzioni della stessa Meta.
Rapportati al flusso di cassa disponibile, tuttavia, le quattro aziende avrebbero potuto saldare l’intera cifra di 7,8 miliardi di dollari in circa 28 giorni e 48 minuti. La situazione rimane sostanzialmente invariata oggi. Le azioni di Meta sono salite del 2,3% dopo la notizia dell’accordo, secondo Reuters(nuova finestra), incrementando il valore di mercato dell’azienda di circa 33 miliardi di dollari.
Le sanzioni vengono trattate come un costo operativo aziendale piuttosto che come un meccanismo in grado di cambiare realmente i comportamenti.
Ora inizia la vera prova
Sulla carta potrebbe sembrare un’assunzione di responsabilità. In pratica, tuttavia, è una netta vittoria per Mark Zuckerberg e per l’azienda da 1,5 trilioni di dollari da lui controllata. I pubblici ministeri chiedevano 200 miliardi di dollari. Meta pagherà 18 miliardi di dollari, non ammetterà alcuna colpa e accetterà una serie di modifiche ai prodotti che sono in gran parte solo di facciata.
La diagnosi contenuta nelle accuse è reale, e questo conta. Mette agli atti che Meta, come Google e TikTok, ha anteposto le entrate pubblicitarie e il coinvolgimento al miglior interesse dei propri utenti, creando prodotti che generano dipendenza e raccogliendo dati su larga scala.
Ma una diagnosi non è una cura, e questo accordo non fa nulla per cambiare un modello di business che dà la priorità alle entrate rispetto al benessere e alla privacy dei suoi utenti. Il vero banco di prova sarà verificare se le regole cambieranno davvero e se la definizione di “costo operativo” smetterà mai di essere una risposta accettabile per i danni causati ai ragazzi(nuova finestra).
Per le famiglie preoccupate per l’impatto dei social media sui propri figli, la nostra guida per proteggere i ragazzi online è un buon punto di partenza.






